L’integrazione tra italiani e immigrati? Si fa a tavola, gustando tutti insieme i piatti tipici di altre culture. Così, tra una portata e l’altra, si abbattono barriere e pregiudizi, si stringono amicizie e sodalizi. E’ questa l’idea che è alla base di “A tavola con noi”, l’originalissima iniziativa promossa da  Acuaba, l’associazione delle comunità unite africane sotto il Baobab, che ha l’obiettivo di promuovere l’inserimento socioculturale della popolazione immigrata in Italia. Con “A Tavola con noi”, ACUABA ha lanciato un appello, attraverso i canali social e web dell’associazione, a tutti gli immigrati che vivono in Italia ad aprire le porte di casa per invitare gli italiani, sconosciuti ma anche conosciuti, a pranzo o a cena a casa loro. In Italia ultimamente si respira un’aria pesante, C’è bisogno di buone azioni. E siccome, di solito, nel periodo natalizio tanti italiani, tramite le parrocchie, invitano a pranzo gli immigrati che sono in difficoltà, ACUABA ha pensato che fosse giunto il momento di ribaltare le posizioni e fare il contrario. Con “A tavola con noi” siamo noi immigrati di origine che riceviamo a casa nostra, a pranzo o a cena, italiani che hanno voglia di assaggiare le nostre prelibatezze. L’obiettivo è farci conoscere attraverso i nostri piatti tipici. in Africa si dice che quando arriva la luce, non è che il buio sparisce, ma è la luce che illumina. E solo con buone azioni di questo tipo riusciremo a scacciare l’oscurità dell’ignoranza”.

E all’appello di Acuaba hanno risposto in tanti, sia immigrati che hanno dato la loro disponibilità a cucinare le loro pietanze per gli eventuali ospiti, sia italiani curiosi di provare un’esperienza così particolare.
Le richieste di partecipazione sono arrivate da tutta Italia: in primis da Monza e Brianza, dove opera Acuaba, e poi da Milano, Lecce, Busto Arsizio, Arona, Firenze.
Insomma si stratta di un’occasione divertente per gli autoctoni di scoprire, tra una portata e l’altra, chi sono veramente tanti uomini e donne che arrivano da lontano, per conoscerne le storie. Perché solo la conoscenza reciproca ci rende umani.