Cos’è?

Presentazione progetto

Cos’è?

Aprire il proprio salotto, la propria cucina, per ospitare a cena o a pranzo un italiano. Far scoprire e conoscere la propria tradizione, il proprio paese, il proprio mondo. Un invito speciale contro le barriere, l’indifferenza e l’emarginazione: l’arco di tempo per incontrarsi, raccontarsi, conoscersi.
Un’occasione per i residenti e nativi italiani di scoprire chi sono veramente quegli uomini e donne che, arrivati da lontano, ora calpestano lo stesso suolo, vivono nella stessa città e abitano lo stesso condominio. Un’opportunità per scambiare storie e vissuti.
Gli ospiti potranno fare loro domande e conoscerli faccia a faccia senza alcun pregiudizio, soltanto ascoltandoli in un clima conviviale.
La vera integrazione si costruisce attraverso la conoscenza, in un momento di incontro fra persone: uomini, donne e famiglie migranti insieme a uomini, donne e famiglie originarie del territorio.
Un viaggio verso la scoperta del patrimonio comune degli esseri umani.

Obiettivi

– Scoprire storie e stili di vita delle persone
– Conoscere e comprendere i punti di vista di chi offre e di chi riceve
– Condividere un luogo e un tempo di serenità e di convivenza
– Sperimentare la reciprocità nell’ospitalità
– Agire la condivisione come fonte di scambio e ricchezza

L’ospite

Nella lingua italiana, la parola OSPITE indica sia colui che dona ospitalità sia colui che riceve ospitalità.Alla base di questa duplicità stanno le radici culturali che accomunano, fin dall’antichità, i popoli.
La mia casa è un luogo sicuro, aperto, accogliente come lo è quella dell’altro.Le persone si spostano da sempre sulla base di questa certezza. Trovare aperte le porte dell’altro in caso di necessità.
L’ospite è sacro. Io lo ricevo e sono certo che mi ricambierà.L’ospitalità è sempre un dono reciproco. Io ti offro un bagno, delle vesti, del cibo e tu mi offri una storia., la tua storia.
Così fa alcinoo con Ulisse nell’odissea, credendolo un naufrago e senza sapere che Ulisse è un RE.

L’incontro con l’altro

Nella lingua MINA del Togo, la parola AMEDZRO, che in italiano tradurremmo con straniero è formata di due parole: ame, che indica la persona, e dzro, un aggettivo per dire desiderata.
Come l’ospite che, alle radici della cultura italiana, è sempre persona desiderata da accogliere, così è, nelle radici della cultura togolese, lo straniero.
Questo progetto ha, fin dentro le profondità delle lingue che parliamo, la finalità di far riconoscere come il sentire dell’uomo, anche in luoghi lontani del mondo, affondi la propria natura in un sostrato commune. Il desiderio positive di incontro con l’altro.